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    HOME - REPORT - DOMENICO LARUCCIA
Un mondo fatto di consumi - 01/02/2008
Può la società consumista  crescere all'infinito, così come negli anni '90
e all' inizio del nuovo millennio gli americani predicavano?
Questa era la domanda che continuavo a pormi nell'anno 2000, quando,
anche basandomi solamente sulla mia formazione scolastica in chimica
fisica e termodinamica, esprimevo i dubbi relativi a questo assurdo
assunto economico USA ai miei lettori.
Il semplice fatto che il  pianeta Terra  sia un sistema chiuso e  ben definito
è già  condizione sufficiente a determinare l'impossibilità di uno sviluppo
infinito del consumismo.
Ciò che però oggi si scopre, ma che è in fondo un uovo di Colombo, è che gli
americani invece ci credevano, che l' elitè statunitense non ammetteva
che la festa
non poteva essere infinita e che l'economia potesse muoversi  per
cicli, in relazione anche alla capacità di adeguare, in questo
specifico caso, il consumismo alle necessità contingenti determinate
da un sistema chiuso che Crescita infinita non può ammettere.
Lo sviluppo tecnologico, permettendo un'ottimizzazione nello
sfruttamento delle risorse, può aiutare a prolungare il periodo di
crescita, anche se la tecnologia stessa d'altro canto, porterà anche
l'incremento dell'entropia del sistema con aumento della longevità
della popolazione, aumento dei consumatori e inibizione dei fattori
positivi determinati da un'ottimizzazione della gestione delle
risorse.
In alternativa, si può barare : ed è quello che gli USA e questa visione dello
sviluppo  hanno fatto:  possono dire che le risorse sono ancora
lontanissime dallo scarseggiare, come hanno fatto con il petrolio, elemento
cardine dell'attuale consumismo, possono falsare i dati riguardanti la
crescita in corso.
Il capitalismo ha avuto questa funzione: illudere le masse che tutto era
perfettamente in linea con la rosea visione americana della crescita
infinita, tanto che gli indici di borsa rispecchiavano tale visione.
Era però evidente che prima o poi si doveva pagare dazio.
Non si può nascondere in eterno la spazzatura sotto il tappeto: prima
o poi il fetore indicherà dove la magagna è nascosta.
Così negli ultimi anni l'incapacità di crescita perenne di elementi
del sistema che pretendono di  rappresentarne l'interezza è stata
travestita da spazzatura, ovvero perdite, nei bilanci aziendali e
l'economia reale delle industrie e dell'agricoltura, che indicava i
limiti del consumismo, è stata messa in ombra  per lasciare invece
sotto i riflettori l'espressione falsa dell'economia, ovvero il
capitalismo malato con le sue borse gonfiate e dopate nelle più
svariate  maniere.
Abbiamo fenomeni di doping effettuato con i derivati e l'operatività a
debito e a margine che determina un'immagine gonfia della reale
economia (sui mercati finanziari si scambiano ogni giorno valori
infinitamente superiori al valore reale del sottostante, ovvero
dell'economia reale), quotazioni e valutazioni spropositate che
guardano solo alle positività e non a quanto di negativo è contenuto
nei bilanci (vedi per esempio i mutui sub-prime, ovvero passività
profumate e imbellettate, ma pur sempre perdite, riportate in bilancio
come fossero un bene prezioso).
Doping fomentato dalla impressionante liquidità immessa dalla FED di
Greenspan e Bernanke, anche lì dove non necessitava, sempre per mantenere
vivo il gioco dei mercati che dovrebbero guidare l'economia reale: sino a
quando la Borsa va su, anche l'economia sarà positiva: le Borse hanno
totalmetne perso il loro ruolo di espressione dell'economia reale.
Ora che la società consumistica si scontra con la dura realtà e le banche
iniziano a mostrare i cadaveri nascosti negli armadi (immaginiamoci se dovesse
ora iniziare una pulizia nei bilanci bancari cinesi che sono frutto di una
gestione corrotta e superficiale...) ci chiediamo dove sia ora la
nuova bolla che dovrà scoppiare per la pressione creatasi in questa
fase di eliminazione delle metastasi del sistema finanziario.
In questi ultimi mesi abbiamo assistito alla corsa alle materie prime, per
ripararsi dalla caduta del dollaro USA e alla rivalutazione di titoli di
stato, frutto dei tassi in discesa e della ricerca di investimenti sicuri
(fly to quality).
Per quanto riguarda le materie prime industriali come i metalli, gli
USA, ora in fase recessiva, cessano la loro abitudine forsennata al
consumo e certamente rappresentano una consistente porzione in meno di
mercato.
Restano i metalli preziosi e le materie prime agricole.Per queste ultime
vi è effettivamente una situazione di relativa scarsità rispetto alla
domanda determinata dai forti consumi asiatici in aumento con il
passaggio ad uno stile di vita consumistico.
L'oro seppure rivalutatosi notevolmente negli ultimissimi anni,
rappresenta il bene rifugio per eccellenza ed anche la più probabile
via di fuga dal dollaro per le banche centrali, sinora rivoltesi alla
valuta americana per creare riserve.
A ben ponderare una valutazione di lungo termine, l'oro non è affatto caro,
se paragonato a tantissimi altri oggetti di investimento e pertanto, storni
e ritracciamenti a parte, continua a rappresentare  un valido rifugio,
in un contesto che non ha ancora finito di riservare cattive sorprese
a chi opera come operava negli anni '90.
Il fly to quality, quindi sarebbe ancora giustificato verso l'oro, un vero rifugio di qualità oltre che un bene storicamente rappresentante Valore ed espressione principe delle risorse che le valute devono rappresentare, mentre la bolla finanziaria che scoppierà è quella dei
T-bond, ovvero i titoli di stato americani.
Questi offrono al momento rendimenti negativi, perchè inferiori
all'inflazione reale ed hanno quotazioni spropositate determinate dalla
ricerca, appunto, di investimenti sicuri.
Ma è possibile, dunque, identificare un investimento sicuro in
un'obbligazione emessa da uno Stato con debito pubblico superiore a
quello di
tutte le altre nazioni messe assieme, che opera dissennatamente come
avesse infinite risorse finanziarie, e che vede quotidianamente
svalutare la propria valuta e l'influenza avuta nello scorso secolo
sulle nazioni ricche di materie prime?
Come famiglie e aziende, anche le nazioni devono rispondere a
requisiti di solidità economica, devono avere i conti in ordine, mentre gli
USA, dal dopo Clinton, hanno completamente perso il controllo della spesa,
hanno sprecato ingenti risorse per favorire le lobbies dei petrolieri e
dell'industria pesante, rinunciando a modernizzare le fatiscenti
infrastrutture del paese.
Il ritorno dei democratici potrebbe cambiare l'attitudine allo sperpero e
all'indifferenza alle necessità della nazione, salvo che a quella
di una piccola elitè, tra cui  i banchieri, che si impossessano delle
ricchezze delle banche con bonus annuali da centinaia di milioni di
dollari, anche quando, come quest'anno, le banche rischiano il fallimento e
le magagne del passato tornano a farsi sentire prepotentemente...., ma ci
sarebbe anche bisogno di sostituire o rivedere il potere della FED (banca
centrale americana) che gioca per l'elitè di Wall Street  tentando di
ribadire la preminenza delle borse sull'economia reale, senza peraltro
riuscirci.
Uno Stato che si illude  ancora, ma non per molto, di poter pensare
ai conti ed ai suoi beni come producibili a piacere, semplicemente
stampando valuta (ovvero inondando i mercati di liquidità) è senza dubbio ad
altissimo rischio di bancarotta, proprio come le sue principali banche
dimostrano oggi.
Non è un caso se le altissime sfere della FED e del governo Bush sono
semplici emanazioni delle banche d'affari americane; replicano il
medesimo atteggiamento anche con le "cose di stato".
Come la finanza e la condotta italiana - l'Italia è Paese ad alto
rischio come gli USA - sono identificabili con le vicende Alitalia,
azienda che anche in coma non smette di tentare la speculazione del
chiedere perennemente  soldi allo Stato  per
poi bruciarli miseramente (mentre tutte le concorrenti producono utili da anni e
Alitalia è l'unica a navigare nelle perdite, anche nell'era della
globalizzazione e del viaggio facile) e l'appropriazione indebita di denaro pubblico a fini
personali; così gli USA sono rappresentati perfettamente dai suoi banchieri
ormai con le pezze al sedere e alla ricerca disperata di denari freschi e
veri, degli Stati che hanno la bilancia commerciale in superattivo (Cina, Singapore, paesi arabi,etc).
Tutto questo avviene senza un minimo di coordinamento nè controllo da
parte delle altre banche centrali e dei governi mondiali e le conseguenze
saranno atroci per tutti se questi pezzi di carta  quali sono i
T-bond, verranno ridimensionati al loro effettivo valore, vaporizzatasi la cortina di fumo che li identifica come bene rifugio pur non avendo le caratteristiche  adeguate.
L'atteggiamento della FED che ritiene di poter portare i tassi al di sotto
dell'inflazione è infatti azione suicida che determinerà, prima o poi, la
fuga definitiva degli investitori -peraltro già iniziata e il dollaro,
in declino
continuo, ne è simbolo -  che batteranno cassa, anche spinti dalla continua svalutazione della valuta USA che rende ulteriormente negativo investire in qualsivoglia bene espresso in dollari USA .
La conseguenza della fuga di capitali sarà la necessità di invertire
violentemente e forzatamente la tendenza al ribasso dei tassi, facendoli
esplodere al rialzo per tentare di trattenere gli investitori ancora non fuggitie far rientrare quelli già  liberatisi dei beni di investimento americani e portando alla luce, quindi, quel rischio elevatissimo
insito nell'investimento in titoli di stato americani, che oggi non è
ancora
evidente dai prezzi di mercato ma che, io credo, dovrà obbligatoriamente
venire alla luce.
A tassi  elevati corrisponde un proporzionato ridimensionamento delle
quotazioni che, dato lo scenario prospettico, dovrebbe rivelarsi un
vero e proprio crollo per i T-bond americani.
Ecco qua, dunque, la bolla che scoppierà in futuro: titoli di stato
USA e di tutti gli stati, Italia compresa, che hanno conti appesantiti
da un debito pubblico sproporzionato e sono incapaci di riassorbirlo.
Tempo ci vorrà - non possiamo sapere quando - ma  uno scenario simile dovrebbe concretizzarsi, poichè, come visto anche  recentemente sul mercato azionario, le
falsità nei  mercati prima o poi vengono cancellate e la sostanza prende il sopravvento, agli investitori abili la capacità dis fruttare tali disallineamenti dai valori reali.
















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