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ACCESSO REGISTRATI
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Cosa sono gli Hedge Funds
Ad oggi l'universo degli Hedge Funds può essere suddiviso in base alle strategie di investimento che applicano; i rendimenti degli investimenti, la volatilità e il rischio variano enormemente a seconda delle strategie utilizzate.
La credenza popolare attribuisce a tutti gli Hedge Funds grande volatilità (ossia si ritiene che tutti questi fondi utilizzino delle strategie macroeconomiche globali e che effettuino consistenti scommesse su titoli azionari, su valute, su obbligazioni, su materie prime e oro, usando inoltre elevati indebitamenti), in realtà, meno del 10% degli Hedge Funds sono fondi che utilizzano strategie "macro globali". La legislazione italiana ha formalizzato la nascita di questi Fondi d'investimento solo nel 1999 tramite il Decreto 24 maggio 1999 n. 228. L'articolo 16 del predetto Decreto detta le norme sui "fondi speculativi" (è questo il termine con cui la normativa italiana ha introdotto la figura degli Hedge Funds) che, come nelle tradizioni anglosassoni, concedono maggiori gradi di libertà in fase di gestione ed impongono alcune limitazioni legate al numero dei partecipanti al fondo, all'ammontare minimo di investimento, alla sollecitazione dell'investimento presso il pubblico e alla pubblicità della documentazione contabile. Nel seguente grafico mostriamo come sia cresciuta nel tempo la popolarità degli Hedge Funds nel mondo e come questo possa essere di buon auspicio per la realtà italiana che è praticamente agli esordi.La nascita degli Hedge Funds risale al lontano 1949 quando il giornalista A.W. Jones fondò il suo Fondo privato di investimento. La parola "Hedge" significa letteralmente "coperto" e in effetti la strategia applicata da Mr. Jones era una strategia di "market neutral" che generava i rendimenti assumendo posizioni long (acquisto e detenzione) su alcuni titoli ritenuti sottovalutati, e finanziandosi con delle posizioni "short" (vendite allo scoperto) su titoli sopravvalutati. L'altra innovazione fu l'introduzione di una retribuzione dei managers legata a degli incentivi (performance fee). Mr. Jones sviluppò la nozione di "Hedge Fund" come una strategia "market neutral", grazie alla quale le posizioni lunghe in titoli sottovalutati venivano compensate e parzialmente finanziate da posizioni corte in altri titoli. Un articolo stampato su "Fortune" nel 1966 (riguardante A.W. Jones) ha coniato il termine "Hedge Fund" per descrivere la sua strategia di "market neutral". In questo articolo di Carol Loomis, "The Jones Nobody Keeps Up With", sono descritti in dettaglio la struttura del fondo e i pagamenti delle retribuzioni di incentivo. Oggi, gli Hedge Funds possono essere definiti come strategie d'investimento e speculazione basate sulla capacità del gestore ed orientate al raggiungimento di un rendimento assoluto (e non relativo ad un benchmark). Nel raggiungimento di tale obiettivo, l'atto costitutivo generalmente consente al gestore del fondo di assumere sia posizioni lunghe sia posizioni corte (vendite allo scoperto), di usare l'indebitamento (leva finanziaria) e gli strumenti derivati, di investire in portafogli concentrati e di muoversi velocemente fra mercati differenti. Spesso gli Hedge Funds intraprendono strategie speculative ad alto rischio, che includono programmi di compravendita, vendite allo scoperto, swaps e arbitraggi. Tra le strategie alternative vanno annoverate:
Questi Fondi presentano una struttura remunerativa speciale progettata per motivare i managers; per allineare i loro interessi con la performance del fondo viene fissato, oltre ad un compenso-amministrativo (amministrative fee), un compenso-incentivo (performance fee). La disciplina normativa italiana prevede per gli Hedge Funds (denominati Fondi speculativi), alcune significative agevolazioni rispetto ai tradizionali Fondi Comuni di Investimento.Tali agevolazioni permettono ai managers di tali Fondi una enorme flessibilità nel prendere le loro decisioni di investimento. Agli Hedge Funds non è consentito fare pubblicità presso il pubblico (le quote dei fondi speculativi non possono essere oggetto di sollecitazione all'investimento); gli investitori devono essere persone accreditate di un patrimonio netto ingente (in quanto l'ammontare minimo di ciascuna sottoscrizione non può essere inferiore a 500 mila euro); viene di norma fissato un "lock-up period" (ossia un periodo prima del quale non è possibile smobilizzare la somma investita); il numero dei soggetti che partecipano a ciascun fondo speculativo non può superare le duecento unità; infine il regolamento del fondo deve menzionare la rischiosità dell'investimento e la circostanza che esso avviene in deroga ai divieti e alle norme prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio stabilite dalla Banca d'Italia; il valore della quota è reso noto mensilmente; eventuali disinvestimenti richiedono periodi di attesa piuttosto lunghi, spesso oltre i 40 giorni. |
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