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    HOME - REPORT - COMMENTO SUI MERCATI
Il settore delle materie prime?

Mercati in subbuglio e grande volatilità degli stessi, ovvero tendenza a grandi variazioni delle quotazioni, con movimenti che su alcuni mercati vanno oltre  l'immaginabile.
 
Questo stato di cose è generato da una causa principale, da noi annunciata da tempo, ovvero la presa di posizione da  parte della FED di voler risolvere le problematiche USA abbassando il costo del denaro. Pare infatti che agli occhi della banca centrale USA l'unica cura per tutti i mali sia rendere il costo del denaro talmente basso da renderlo accessibile a tutti, sia privati che banche che società, così da poter risolvere con i debiti quel che andrebbe risolto con la ricchezza accumulata, come le economie sane fanno regolarmente.
 
Nei due decenni passati Greenspan ha  dato inizio a questo fenomeno, trasformando una nazione fortemente consumatrice di beni (bisogna andare in  paesi anglofoni per capire davvero cosa significhi) in una nazione iperconsumatrice nella quale la popolazione vive per consumare e soprattutto, per comprare a debito, ovvero senza avere la ricchezza effettiva per poter mantenere tale stile di vita.
 
Avevo sottolineato questo fenomeno ad inizio millennio, ribadendo l'importanza del risparmio, degli ammortizzatori sociali, della spesa pubblica mirata, tutti fattori che avevano reso l’ Italia una potenza mondiale  e che vanno perdendosi  alla velocità della luce, sino allo sfacelo iniziato negli anni'70,  protrattosi sino a oggi e che non accenna a cessare.
La tendenza della FED a inflazionare il mercato con Dollari USA da rendere disponibili a credito svaluta continuamente la valuta americana nei confronti delle altre principali valute e determina un rialzo generalizzato dei prezzi, considerato anche  l'attuale contesto  inflazionistico  iniziato a inizio millennio, la cui miccia è stata accesa dal passaggio al consumismo degli stati più popolosi al mondo (India, Cina, Brasile,etc) la cui popolazione numerosissima sta gradualmente abbandonando lo stile di vita modesto tenuto sinora per lanciarsi nella corsa al superfluo e all'agio.
 
In questo stato di inflazione effettiva, l'attitudine della FED a lasciare il Dollaro allo sbando delle altre valute nella convinzione  che i tassi bassi possano risolvere quello che invece è un  problema strutturale (risparmio inesistente e indebitamento cronico e non rientrabile dolcemente) ha fatto si che sia scattata la prevista corsa a cercare beni rifugio veri, ovvero "scarsi" intendendoli come bene non producibile a piacere, come la FED fa con i suoi dollari,  che stampa a profusione e spropositatamente, per renderli accessibili facilmente,  facendone così diminuire così il valore.
 
Ecco che beni come oro, argento, platino, petrolio, cibo, metalli e quant'altro rappresenti un valore concreto  incrementano  il proprio valore perché il denaro USA svalutato è necessitato in maggiori quantità per effettuare  acquisti.
 
Riguardo alla  tempistica, devo onestamente affermare che stiamo bruciando le tappe: essendo il trend prevedibilmente lungo altri 10/15anni, era prevedibile attendersi tempi più lunghi  nello scatenarsi del fenomeno e , dati anche alcuni dati macroeconomici, c'era da attendersi un periodo di riposo prima della "grande onda". Da vari indicatori si evinceva che tale periodo di riposo era prossimo e da verificarsi nei primi 3/6mesi dell'anno in corso.
Questa fase quindi vedrebbe  il dollaro in ripresa e alcune materie prime  in  rintracciamento dai rialzi effettuati, ma si sa, quando il trend primario è instaurato è difficile valutare esattamente  le sue fasi intermedie e sarebbe prediligibile un atteggiamento "buy and hold" (compra e tieni) nell'ambito del mercato e degli strumenti che in quel trend rialzista primario sono identificabili.
 
Esprimo, invece, un parere negativo di lungo termine sull'obbligazionario, mercato che in una fase inflazionistica deve obbligatoriamente esser penalizzato, per quanto si cerchi al momento riparo in esso (flight to quality) dai rischi degli altri mercati e prodotti finanziari.
In un contesto quale è quello attuale e quale sarà quello futuro, l'investimento in titoli di stato di alcune nazioni come USA e anche Italia, sono ad alto rischio, poichè è ormai scattato un meccanismo che sta determinando la pulizia generale del sistema finanziario.
Il rischio ipotizzabile è che addirittura stati come gli USA o l'Italia, che da un punto di vista prettamente finanziario sono in bancarotta, siano costretti a dichiarare default, lasciando i creditori a secco, come già successo in Argentina pochi anni a dietro e in Russia una ventina d'anni orsono.
In tutti i casi il sistema finanziario è in forte ridimensionamento e quindi tutti gli investimenti a rischio vanno evitati, dal momento che  non è prevedibile  se e dove questo movimento si fermerà o se andrà sino in fondo a scovare tutte le incongruenze presenti al suo interno, quindi lontano da titoli di stato USA e italiani, certamente.
Basti solo ricordare che un anno fa Bernanke (presidente della FED) definì trascurabile e non preoccupante il problema del credito incancrenito e dei mutui subprime, mentre oggi il sistema bancario ha già cancellato 300miliardi di dollari dai bilanci perchè non esigibili, in quanto  legati a tale "trascurabile e non preoccupante" problema.
L'Italia da questo punto di vista non è a rischio, ma qualora questa demolizione delle falsità costruite nel e dal sistema finanziario negli ultimi 25anni continuerà, seguirà il passaggio da settore a settore del credito, sino  a raggiungere gli stati e i loro conti (una vera resa dei conti ,quindi!).
Basti dire che negli USA le istituzioni pubbliche (ospedali, aeroporti, etc) che avevano emesso obbligazioni hanno visto salire il costo per interessi  su quanto pagato per rinnovare le obbligazioni stesse in scadenza sino al 20%, dal precedente 5% o 6%; o che negli scorsi giorni il comune di Vallejo (in California) ha quasi dichiarato fallimento e sono alla ricerca di accordi di salvataggio.
Insomma, non vi è posto veramente sicuro nel sistema finanziario, e gli investimenti in soggetti concreti sono l'unico punto fermo; per questo molte forme di  investimento del passato, per nulla sofisticate e del tutto concrete e tangibili, ritorneranno  di moda alla grande offrendo interessantissimi potenziali guadagni.
La tendenza attuale è  confacente a quanto previsto nei mesi scorsi e da considerarsi esasperata in questi ultimi giorni, per cui si aprono delle finestre di opportunità per cavalcare al contrario lo scenario indicato, in ottica prettamente speculativa e sfruttando la volatilità con elevato trading intraday e posizionamento in attesa  di uno storno dei mercati.
 
Nell'ambito delle opportunità offerte dal mercato in questo momento, lo zucchero (sugar #11) risulta ancora assolutamente conveniente e con altissimo potenziale rialzista del suo prezzo.  Esso gode di uno  scenario positivo in ottica di consumi alimentari, visto che come sappiamo lo stile di vita occidentale è basato anche sul consumo di un quantitativo sproporzionato di zuccheri rispetto al fabbisogno (merendine, dolciumi,etc) poi compensati con prodotti dietetici, e il passaggio di miliardi di persone allo stile di vita occidentale porterà a un forte aumento dei consumi di questa componente alimentare nel prossimo futuro.
Allo stesso tempo lo zucchero ha  utilizzo nella produzione di biocarburanti, tra l'altro con una resa energetica superiore a quella delle granaglie (soya, mais,etc) e la forte rivalutazione dei prezzi di quest'ultime determinerà certamente uno sbilancio in superfici coltivate a favore delle granaglie da parte degli agricoltori, alla ovvia  ricerca di maggiori profitti.
Questo diminuirà la relativa disponibilità di canna da zucchero pur in presenza di uguale o maggior domanda, dato che un minor consumo in paesi a economia decellerante (come USA, UK, etc) verrà compensata dai paesi in sviluppo  e dalla crescente richiesta di biocarburanti, sul cui uso incombono livelli crescenti di utilizzo previsti e programmati in USA ed Europa.
Se aggiungiamo che il break-even (prezzo oltre il quale si ammortizzano i costi e si inzia a produrre profitti) è a $14,  e ora ci aggiriamo ancora su valori di $15, è facile immaginare che, in quest'ondata anche emozionale  e finanziaria, nel rialzo dei prezzi delle commodities, il bello debba ancora arrivare e che in futuro ci saranno margini per ulteriori consistenti rialzi.
Aggiungo che lo zucchero si trova ben sotto l'area $20 dei massimi precedenti, a differenza delle granaglie che macinano nuovi massimi ogni giorno, e che il ciclo produttivo è di 3 anni, a differenza di quello delle  granaglie che è semestrale. E’ logico, quindi,  pensare ad una situazione di scarsità rispetto alla domanda, in cui ci dovremmo trovare già dal prossimo autunno, con conseguente possibilità di esaltazione degli investitori alla ricerca di investimenti concreti (hard asset) che facciano da controaltrare alle monete iperdiffuse come il dollaro USA.
Resta  poi, passati questi prossimi 6 mesi,  la necessità di riposizionarsi su quei beni ancora a buon mercato e con buone prospettive, in ottica di posizionamento di medio/lungo termine, in tranquilla attesa degli sviluppi previsti per i mercati.

 

 

















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