S&P500
Sembra che la voglia di America non sia morta con la debolezza del dollaro, anzi, le dichiarazioni della Fed della necessità di un dollaro forte faccia pensare che gli investitori vadano a ricercare proprio questa opportunità investendo in aziende statunitensi.
Il grafico mostra una forza del trend rialzista seppure come evidenziato i volumi sono in calo, come dimostrato anche dal report di Paolo Calcinari il lunedì evidenziando come l’up volume necessità di divergenze positive per confermare il rialzo.
Il momentum è positivo sopra lo zero e con un incrocio delle due linee che però spesso in questi casi sono un po’ tardive quando si susseguono otto giornate consecutive al rialzo. Rimaniamo comunque positivi nel medio periodo.
Abbiamo evidenziato il gap aperto in basso a sinistra nel grafico, questo non deve essere necessariamente chiuso, ma rappresenta il secondo vuoto nei prezzi a partire da marzo. Per le regole di Sakata, un trend termina quando si creano tre gap aperti a distanza di tempo, quindi dobbiamo aspettarcene un ultimo prima di preoccuparci.
In ultima analisi, la candela formatosi nella giornata di ieri, dimostra come quota 1100 sia ardua da superare. La linea nera in grassetto che coincide con diversi punti di interessamento dei prezzi come mostrato nel precedente report, negli ultimi anni, è in genere una candela di esaurimento e quindi è probabile una pausa nei prossimi giorni in coincidenza di quanto abbiamo evidenziato per gli abbonati nell’analisi di breve periodo degli indici relativamente al sistema dei segnali automatici.

NASDAQ
L’indice tecnologico per eccellenza ha raggiunto nuovamente il 50% del ritracciamento del ribasso iniziato a novembre 2007.
Come parlato per lo S&P500, in questo caso abbiamo evidenziato i gap di cui parlavamo da marzo ad oggi. Con la differenza che per quanto riguardo il Nasdaq ce ne è un terzo evidenziato solo con il cerchietto.
I prezzi non sono riusciti a recuperare la trend line che ha sostenuto il trend da marzo ad oggi. Vedremo nelle prossime sedute cosa accadrà.
Il momentum è positivo e questo è un bel segnale per il medio periodo ed in particolare con l’attuale ribasso sono stati sgonfiate quelle divergenze negative che avevano anticipato il ribasso con grande anticipo, ma sufficienti per non farci salire sul trend quando i prezzi erano troppo tirati.
I volumi anche in questo caso sono in calo.

EURO STOCK
È sempre con un certo patema che si guardano i mercati azionari, in noi la paura di perdere è innata. In questo senso, avremmo preferito chiudere il gap evidenziato, ma è anche vero che il movimento delle divergenze negative è stato esemplare con i prezzi che hanno raggiunto i livelli da cui queste sono iniziate.
Nel precedente report abbiamo dato un importante segnale di acquisto per chi era ancora sotto pesato sull’azionario.
Ora il momentum si è sgonfiato ed è girato in positivo.
Nel medio periodo rimaniamo confidenti.
MERCATI EMERGENTI
La correlazione esistente tra tutti gli indici azionari è evidente nel grafico che riporta pesati per capitalizzazione tutti i mercati emergenti che sicuramente sono più volatili, ma che rappresentano sicuramente le aspettative riguardo il futuro economico mondiale.
Come il Nasdaq sono alle prese con la linea che ha accompagnato il rialzo da marzo, pur non rappresentando il minimo per questi mercati che coincide con novembre 2008.
Come gli altri indici mondiali, sono alle prese con il precedente massimo di ottobre.
La media mobile a 200 giorni è parecchio lontana a conferma del trend di medio periodo bene impostato, mentre quella che sta seguendo da più vicino i prezzi è la media mobile a 50 giorni disegnata in nero che ha sorretto l’attuale ribasso.
Essendo questo indice una media di tanti indici che aprono in momenti diversi, è difficile trovarci dei gap, e questo è la sostanziale differenza con gli altri indici occidentali che rappresentano un mercato singolo.
in questo senso, se guardiamo singolarmente ogni indici emergenti, ritroviamo gli stessi vuoti nei prezzi nelle medesime giornate.

DOLLARO
La banca centrale americana vuole un dollaro forte, non sembrerebbe.
Comunque quota 1.50 rimane come resistenza, ora bisogna vedere se la correlazione gira con l’azionario, nel senso che se il dollaro si rafforza, all’attuale correlazione ci si deve aspettare un azionario debole, oppure come è stato già in passato, la forza del dollaro può supportare il rialzo delle borse.
Lo vedremo nelle prossime settimane, in base al comportamento andremo a vedere il passato.

ORO
Se dovessi aprire una posizione sull’oro perché ho una pistola alla tempia, lo farei al ribasso.
Rimaniamo confidenti con una possibilità di vedere l’oro a 1500 dollari nei prossimi anni, ma per ora ci sembra proprio una moda quella di comprare il metallo giallo.
Da come si può vedere dal grafico, siamo fuoriusciti dal canale ascendente e rimaniamo in ipercomprato con divergenze negative per cui è prossimo uno storno.

DJ TRASPORTATION
Per la teoria di Dow non abbiamo una vera conferma del recente doppio massimo avuto sui indici azionari per cui ci dobbiamo aspettare un allineamento dei due indici, o sale il trasportation o scende l’industrial.
Interessante senza ombra di dubbio la giornata cerchiata da +5% dopo aver toccato la media mobile a 200 giorni, cosa che per quanto riguardo l’industrial non ci siamo andati neanche vicino se non con una differenza di 5 punti percentuali.
Proprio questa eredità può giustificare nel medio periodo la differenza di andamento.
È difficile prendere come ipotesi un rallentamento nel breve termine per così poca differenza, consideriamo quindi il movimento all’unisono dei due indici, anche se sarebbe sicuramente meglio se l’indice dei trasporti fosse più forte di quello industriale.

DJ INDUSTRIAL
Vola l’Industrial che non solo ha recuperato quota 10.000 punti, ma addirittura superato con slancio i precedenti massimi a dimostrazione di una forza inconsueta.
A 11.250 punti abbiamo l’area pre fallimento LB e rimane il nostro obiettivo.
Certo che quanto detto precedentemente per il Trasportation lascia un po’ a desiderare. Non ci sono delle conferme in questo senso.

In conclusione:
gli indici sono tornati ad essere positivi sia nel breve termine che nel medio termine.
Gli indici americani sembrano meglio impostati che quelli europei perché continuano a fare massimi e minimi crescenti, mentre se si guarda i grafici dell’Eurostoxx si nota come i recenti minimi sono stati inferiori a quelli precedenti e quindi si è rotto un equilibrio rialzista.
Sempre sugli indici americani si contano 8 giornate consecutive al rialzo e se questo è un segnale ribassista non vogliamo pensare cosa debba succedere per considerarlo rialzista.
Proprio questa considerazione ci fa pensare, come poi è evidente nei grafici, che nel breve periodo siamo in una situazione di ipercomprato, ma proprio questa situazione non può che richiamare altro ipercomprato sempre nel breve.
Per il medio periodo siamo confidenti, mancano quelle notizie di confidenza al rialzo tipiche di una fase di distribuzione, ma non possiamo neanche più attenderci dei rialzi a doppia cifra in pochi mesi.
La volatilità si sta attenuando dopo il picco di due settimane fa, se questa dovesse scendere sotto venti offrirebbe un ulteriore segnale rialzista di medio periodo, ma confermerebbe un ritorno meno eclatante per il futuro.
In definitiva, ci aspettiamo una inversione della correlazione tra mercato azionario e dollaro che in un primo momento potrebbe spiazzare gli investitori e traslare la volatilità azionaria sul biglietto verde, ma questo discorso lo approfondiremo in seguito se si verificherà.
Aspettiamo ad entrare sull’oro, mentre le materie prime in generale potrebbero beneficiare di una ripresa del dollaro.
Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it