Analisi del sentiment
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Commento ai Sondaggi del Sentiment - 19 agosto 2008

Questa newsletter non tiene conto di nient’altro che i sondaggi dei traders europei. Cerchiamo di non essere influenzati da nessun altra metodologia, analizziamo solo le risposte ai questionari e da queste traiamo le conclusioni. 

Per chi volesse rileggersi l'obiettivo di questa newsletter può cliccare qui.

La scorsa settimana abbiamo concluso dicendo che la situazione era di un parziale ipercomprato nel breve periodo e che delle prese di beneficio erano plausibili.
Le notizie di ieri a Wall Street relative al perdurare dello stato di crisi delle società legate ai mutui con un particolare riguardo a Fannie Mae e Freddie Mac e soprattutto quelle relative allo stato di salute delle economie europee ed asiatiche che hanno registrato dei Pil negativi per il trimestre in atto a conseguenza del cronico indebolimento del dollaro degli ultimi anni che ne ha strozzato le esportazioni, stanno ulteriormente rendendo poco credibile la possibilità di una ripresa dei mercati azionari.

In questo contesto riteniamo interessante andare a vedere come sono stati comunicati gli utili aziendali relativi al trimestre precedente per quanto riguarda le società americane perchè a fronte di un indebolimento del biglietto verde è stato creata come una barriera alle esportazioni occidentali e giapponesi di prodotti finiti fino a fare andare in recessione tali economie, ma salvando la propria, ora, dovrà essere l'economia più forte al mondo a trainare le altre. Per quanto riguardo le economie emergenti, se non tirano quelle sviluppate, è facile attendersi un ridimensionamento sostanziale della loro crescita sia per quanto riguarda il calo delle materie prime di cui sono esportatrici che di prodotti semilavorati o finiti destinati a consumatori indebitati come quelli americani ed europei.

Nel grafico che segue si può constatare come la percentuale di titoli che hanno battuto le stime sono state oltre il 70%.
In questo contesto si deve tenere conto sia dell'aiuto del dollaro debole che del fatto che gli analisti possono essere stati particolarmente cauti nel fare le stime considerato il momento di crisi finanziaria durante la quale più volte sono stati fatti paragoni con il '29.

se poi guardiamo nel particolare ci accorgiamo che se la media è stata oltre il 70% ci sono stati però settori che hanno fatto ancora meglio a dispetto dei finanziari. In particolare, i titoli delle telecomunicazioni, ma in questo senso già dallo scorso anno in America le telecomunicazioni sono stati un settore in ripresa mentre in Europa siamo ancora latitanti in questo senso. Da sottolineare come nonostante il record del petrolio il settore energy sia stato deludente, questo forse può essere spiegato sulla base di quanto dicevamo prima riguardo le aspettative degli analisti che in questo senso sono stati un po' troppo “severi”.

Infatti, se guardiamo la crescita degli utili anno su anno ci accorgiamo che il settore energy ha avuto una notevole crescita e questo è un dato in cui non ci sono aspettative da filtrare, ma è crudo. Fanalino di coda sempre il settore finanziario con solo il 31% di società che hanno avuto una crescita degli utili, ma è impressionante quanto hanno perso il restante 69% (di seguito il grafico).
Altro dato importante è senz'altro quello relativo ai titoli legati ai consumi che sono in netto calo, mentre le telecomunicazioni hanno avuto un notevole incremento a dispetto di quanto succede in Europa dove i costi dell'asta per aggiudicarsi l'Umts grava ancora ancora sui bilanci a distanza di anni.

Impressionante il dato relativo alle svalutazione dei titoli finanziari e non sembra ancora finita se ieri gli analisti di Jp Morgan Chase hanno annunciato di aspettarsi ulteriori 4 mld di svalutazioni da Lehman Brothers e chissà quante altre ancora dagli altri istituti nelle prossime dichiarazioni.

Detto questo più per dovere di cronaca piuttosto che per un reale coinvolgimento per quanto riguarda l'analisi dei sondaggi, torniamo alla consueta tabella.
La scorsa settimana avevamo visto un incremento dei rialzisti a scapito dei ribassisti tanto che il saldo era divenuto positivo dopo ben 9 settimane e questo ci ha fatto pensare che era l'ora di qualche presa di beneficio come è avvenuto.
Questa settimana i ribassisti sono nuovamente in numero superiore ai rialzisti e questo è un buon segnale anche se non si leggono letture estreme in un senso o nell'altro.

Se guardiamo al bund la lettura del 12% di ribassisti è un buon campanello dall'allarme per chi è lungo sull'indice. Certamente se l'incertezza sull'azionario persegue, allora potremmo anche vedere un proseguimento del rialzo dei corsi, ma sono già diverse settimane in cui la percentuale dei ribassisti rimane a ridosso del 10% e questo ci fa pensare ad un possibile ripiegamento, ma per ora rimaniamo in linea con la percentuale di neutrali e ci dichiariamo incerti e possibilisti a qualsiasi ipotesi a riguardo dell'indice obbligazionario tedesco.



Se guardiamo al modello le aspettative di un ribasso del bund aumentano considerevolmente e questo aspetto è sicuramente incoraggiante per l'azionario.

DAX

In questo senso ci sono due aspetti da tenere in considerazione: il primo è quello dell'indicatore ed il secondo del modello.
Le indicazioni che ne riceviamo sono diverse ed in questo senso è senz'altro necessario una spiegazione della differenza tra i due indicatori.


Il modello va a 0 a 100 e rappresenta la somma della posizione di tutti gli indicatori (ratio, stocastico, differenza) elaborati sui dati bull e bear rispetto alla loro media storica e quindi un indicatore di “breve” periodo. L’indicatore sul sentiment invece è la media a 10 settimane del roc a 24 settimane sul ratio bull/bear, in pratica misura la media della crescita dei rialzisti rispetto ai ribassisti nell’ultimo 5-6 mesi.
Altra considerazione è che il modello può avere più falsi segnali mentre l'indicatore è generalmente più affidabile.

Partendo ora dall'indicatore il grafico ci mostra una situazione neutrale che però ha raggiunto un livello tale che in altre circostanze durante questo bear market ha segnato un massimo di periodo per l'indice azionario.

Mentre se guardiamo al modello, le indicazioni per il breve periodo sono ben diverse con un forte segnale di acquisto scattato nelle settimane passate ed ora ci troviamo ancora in una situazione favorevole per il prossimo futuro.


In conclusione:
la scorsa settimana ci trovavamo in una situazione di ipercomprato nel breve periodo e le conseguenze sono state quelle di un aumento della volatilità ed un trend negativo se si considera quest'ultima seduta. Di conseguenza anche da segnali la situazione si è sgonfiata.

Certamente, le ultime notizie riguardo lo stato di salute delle economie occidentali e giapponese non sono incoraggianti e se dovessimo andare in recessione allora è troppo presto per pensare ad una ripartenza immediata, se non si vuole scommettere in una recessione molto veloce, ma non abbiamo i dati per poterlo affermare.

I sondaggi sono contrastanti nel senso che non ci troviamo in una situazione estrema di pessimismo o di ottimismo, addirittura gli indicatori sono in zona neutrale e nelle ultime occasioni tale livello è coinciso con un massimo degli indici, mentre i modelli sono più favorevoli ad un proseguo del rialzo.
Se guardiamo anche gli indicatori relativi ai sondaggi tenuti tra gli addetti ai lavori c'è un grosso scetticismo ed a questo stato d'animo mi unisco anche io che non credo fino in fondo alla ripartenza se analizzo la situazione senza guardare nient'altro. Questo potrebbe essere lo stato di incredulità necessaria per una ripresa degli indici azionari in termini contrarian.


Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it

















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