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Commento ai Sondaggi del Sentiment - 3 febbraio 2009

Torniamo all’abc dell’analisi tecnica e vediamo che con la chiusura di ieri il Dow Jones Transportation ha fatto nuovi minimi rispetto a quelli registrati a fine novembre. Il Dow Jones Industrial ha ancora del margine prima di seguire come da teoria quello legato ai trasporti.
Nel grafico questo è visibile come evidenziato dalla linea rossa orizzontale ed il cerchio rosso sui attuali minimi del transport, mentre la linea nera è il DJ Industrial.
Secondo la teoria classica il segnale è sell, ma aspettiamo, vendere ora…magari sarebbe meglio comprare sul falso segnale, ammesso che ci sia.

 

Seguendo sempre un manuale di analisi tecnica, al capitolo primo c’è la Teoria di Dow, poi si passa al ciclo economico. Di seguito una slide che uso all’Università.


 
Prendendo un grafico dello S&P500 si nota come manchi all’appello la fase rialzista che ci auspichiamo arrivi il prima possibile, sempre che siamo in una fase di accumulo e non di ulteriore distribuzione.

 

Continuando saltando di palo in frasca sono interessanti da guardare i consumi in beni di consumo degli Americani, da sempre spendaccioni ora sembrano essere diventati molto parsimoniosi e di conseguenza c’è stata una contrazione dei volumi.
Quello che abbiamo voluto evidenziare con i pallini rossi è come nelle precedenti recessioni si è usciti da tale situazione con la ripresa dei consumi. Questo è vero ancor di più oggi, in quanto l’economia americana è sorretta per il 70% dai consumi.
Ora se questi sono venuti a mancare e soprattutto, sembra essere cambiato lo stile di vita degli americani da consumatori sfrenati a risparmiatori per pagare i debiti (fattore negativo per l’economia, in quanto la spesa è positiva, pagare i debiti è nullo), cosa ci riserva il futuro? Il crollo del Pil?

 

Se aggiungiamo a questa riflessione anche la contrazione dei posti di lavoro e quindi di stipendi da spendere, non facciamo altro che alimentare lo stato di paura e minare la fiducia degli investitori, la quale è sicuramente ai minimi storici come evidenziato nel report di Paolo di ieri.
Guardiamo il grafico che segue dove vengono riportati i risparmi degli americani e per ora non poniamoci la domanda alla quale non si ha ancora una risposta precisa, considerato la velocità del movimento, di dove vengono messi i soldi: probabile per pagare i debiti.
Dal 1990 al 2005 c’è stato un decremento incredibile della quota di risparmio da parte degli Americani, fino ad arrivare in negativo e quindi all’indebitamento. Ovvio che una situazione così non era sostenibile per le famiglie che negli ultimi anni si sono messe a risparmiare o meglio, a consumare meno per fare fronte ai debiti legati ai tassi in crescita fino lo scorso anno.
Il risparmio è un fattore negativo come già detto per l’economia nel breve termine, ma lo è anche il grado di indebitamento raggiunto come evidenziato dal cerchio rosso.
Impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.


 

La cura da cavallo

Come si è mosso il governo americano? Di seguito un grafico che dimostra come i oltre 800 mld di dollari  immessi nel circuito siano particolarmente rilevanti. È vero che il fatto non è confrontabile in questo senso con il passato perché non tiene conto dell’inflazione, ma comunque è evidente la quantità di moneta immessa nel sistema per sostenere l’economia.

 

Se proprio vogliamo essere pignoli guardiamo il grafico in termini percentuale ed è evidente che solamente negli anni ’30 fu fatto qualcosa di simile e quando fu attuata la politica di Keynes la crisi finì.
 

Anche in questo senso si possono fare delle postille nel senso che una crescita del 30% degli interventi pubblici sono rilevanti, ma è probabilmente più rilevante un calo dei consumi per il Pil in quanto questi pesano di più sul totale. È anche vero che la spesa pubblica innesca un volano che moltiplica nel tempo i suoi benefici, mentre i consumi contribuiscono in maniera minore al crescere del prodotto interno lordo futuro. È anche vero che molti di questi soldi vengono usati per acquistare prodotti tossici e non per fare strade e ponti e quindi i benefici sono quasi zero in termini di crescita, ma sono utili solamente a ridare fiducia agli investitori e soprattutto rendono possibile una ripresa del ruolo di finanziamento della banca nel circuito economico finanziario.

In conclusione,
come sempre prevedere i  mercati finanziari sembra cosa da indovini. Se guardiamo l’analisi tecnica ed i suoi principi fondamentali si nota come il DJ Transportation abbia fornito proprio ieri un segnale di vendita sulla possibilità che venga rotto il canale laterale in cui gli indici americani si stanno muovendo da due mesi. Questo cancellerebbe la possibilità di trovarci in una fase di accumulo del ciclo economico, e lascerebbe spazio a quelle ipotesi che vorrebbero lo S&P500 a 600 punti.
Se guardiamo i dati fondamentali si riscontra un cambiamento di stile di vita da parte degli americani che da grandi consumatori si stanno convertendo al risparmio e non sembra che questi vengono convogliati agli investimenti azionari, ma piuttosto al pagamento dei debiti.
Il crollo dei consumi ha causato il rallentamento di una economia basata al 70% proprio su questa voce e per controbilanciare questa situazione il governo ha incrementato notevolmente il suo intervento. Anche in questo caso si ha avuto un cambiamento storico nel modo di intendere l’economia americana che da sempre ha limitato l’intervento statale ai minimi termini.
I soldi che sono stati immessi non genereranno un volano immediato perché in parte sono serviti a comprare asset tossici piuttosto che offrire lavoro ai disoccupati ed è proprio su questo fronte che molti analisti si interrogano.
Forse è meglio fare fallire qualche altra banca secondo i canoni classici del libero mercato e immettere i soldi nelle aziende automobilistiche o nell’immobiliare?
Intanto, i manager delle banche americane si sono presi lo stipendio con gli interventi statali, a dimostrazione che tutto il mondo è paese.
Per chi vuole farsi un panorama fondamentale dei dati consigliamo di andare in questo sito
http://research.stlouisfed.org/ ed in alto si trova il link per tutte le serie storiche – economic research

Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it

















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