Analisi del sentiment
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Commento ai Sondaggi del Sentiment - 3 marzo 2009

La scorsa settimana scrivevamo che il piano di Obama non era ancora stato svelato e tutti eravamo in attesa di conoscerlo. Oggi, da un punto di vista finanziario non si può che descriverlo come disastroso, sia in termini di bilancio che di interventi. Se invece lo analizziamo da un punto di vista populista non possiamo che ammettere che è quanto si aspettava l’elettore medio di Obama. La sua forza è stata quella di fare andare a votare chi non aveva mai votato e con questi voti ha battuto Mc Cain, ma non è un caso che la comunità finanziaria fosse tutta per il secondo.

Un amico mi ha chiesto se è possibile vedere la scritta game over piuttosto che tutto quel lampeggiare di luci quando vede le quotazioni dei titoli azionari. Capisco la sua preoccupazione, ma gli ho spiegato che se anche UniCredit scendesse di un altro 50% arriverebbe a 0,5 centesimi e poi potrebbe perderne un altro 50% ed arrivare a 0,25 centesimi e poi un altro cinquanta e così via fino a valere solo 0,01 centesimo e potrebbe ancora perdere fino a toccare 0,005 centesimi, quindi al peggio non c’è mai fine.
La preoccupazione dei risparmiatori è del tutto lecita, basta guardare il grafico che segue relativo ai primi 500 giorni di correzione del Dow Jones (anniversario “festeggiato” due settimane fa). Ad oggi abbiamo superato il 50% di ribasso e l’esempio di UniCredit potrebbe essere calzante.

 

Quindi quanto potremmo scendere?
Il grafico che segue e che tengo sempre monitorato rappresenta il dow Jones reale, ossia l’indice rapportato all’inflazione. Guardandolo, è intuitivo che le aspettative sono quelle di vedere il DJ a 4000 punti. Non è così, ma comunque le implicazioni non sono esaltanti.
Abbiamo evidenziato con un cerchio azzurro la situazione dell’indice nel 1974 per vari motivi.
Il primo perché da quei livelli ci fu un sorprendente rimbalzo che riportò le quotazioni ai prezzi pre-crollo, per poi scendere negli anni successivi. Chi ha una visione storica del periodo ha la conferma di quanto scriviamo.
L’indice aggiustato per l’inflazione continuò a scendere perché fu l’inflazione a salire più che proporzionalmente rispetto un corposo rialzo azionario.
Siccome in questi giorni più volte si parla di crisi a livelli che non venivano toccati dal 1974 ci sembra naturale questo confronto.
Inoltre, come dicevamo la scorsa settimana e poi confermato dalle dichiarazione dei banchieri di Stati Uniti e Gran Bretagna, le banche centrali stanno stampando moneta e questo significa inflazione nel medio periodo.
Anche le materie prime sono in rialzo, nonostante il tonfo di ieri del petrolio, ma comunque sopra i 40 dollari al barile.


 

Saltando di argomento in argomento, una notizia di Bloomberg ha evidenziato con i numeri il panico di questo ribasso. La traduco così: gli investitori in opzioni stanno pagando il doppio della media di tutto il decennio per proteggersi dalle perdite che il mercato azionario potrà avere fino al 2011, quando il mercato ha già spazzato via 10,4 miliardi di miliardi di dollari (trillioni) di valore negli ultimi due anni.
“le persone hanno perso la speranza e c’è un panico reale nel mercato, con alcuni investitori disposti a pagare una copertura di lungo termine a qualsiasi prezzo” dice Peter Sorrentino.
I contratti per proteggersi contro il declino dello S&P500 per i prossimi due anni costava la scorsa settimana 15,16$ al CBOE , nel 2007 questo costo era di 6,875$.

Ovvio che l’indice Vix che rappresenta i prezzi delle opzioni è schizzato e non riesce a rientrare nella normalità.
Qualche settimana fa avevamo segnalato come l’indice Vix che misura appunto la volatilità dei prezzi delle opzioni avesse dato un segnale di vendita come riportato anche oggi con la linea verde.
La fine del ribasso ed un segnale incoraggiante lo avremo nel momento in cui l’indicatore passerà al di sotto della media, confermando la fine del panic selling, ma per ora questo movimento è ancora lontano a conferma di quanto si è detto sopra.

 

Quando possiamo pensare che rientri il panic selling?
Difficile a dirsi, anche perché per fare salire gli indici non basta l’assenza dei venditori, ma ci vogliono anche i compratori e questi sono merce rara di questi tempi.
Una interessante indicazione può essere fornita dalle bande di Bollinger di cui mostriamo il grafico calcolato sull’indice Vix.
Ancora però dobbiamo ammettere che l’estensione potrebbe perdurare sulla linea verde della banda superiore. È comunque un primo obiettivo della teoria, il quale se mancasse, darebbe ancor di più spazio alle vendite.

 

Sappiamo che non sempre gli indici tornano ai massimi, almeno nel medio periodo, come dimostrato dal Giappone, ma una regola che ancora non è stata smentita è quella relativa al ritorno alla media degli indici azionari.
Il grafico che segue mostra come durante l’attuale ribasso abbiamo visto i prezzi allontanarsi dalla rispettiva media mobile a 200 giorni come mai dal dopoguerra ad oggi.
Questo è confermato dal grafico che segue che mostra come l’attuale ribasso ha portato la media dei prezzi ad un estremo rispetto i prezzi odierni.

 

In conclusione,
abbiamo nei passati commenti evidenziato come il DJ Transportation avesse fatto nuovi minimi rispetto a novembre e che quindi per teoria anche il Dj poteva seguirne le sorti e questo è avvenuto.
Non tutti gli indici americani sono sotto ai minimi e questo potrebbe rappresentare un sintomo di selettività nelle vendite, se pur generalizzate.
Per questo facciamo un elenco di quei indici che sono ancora sopra ai minimi di novembre: i mercati emergenti, il Nasdaq composite e Russel 2000 small cap index,  il Nyse composite index li ha toccati ieri sera.
Non vogliamo vedere il positivo nel negativo, anche se è un atteggiamento dell’analisi contrarian ed è questo che facciamo, ma l’impostazione tecnica estremamente negativa potrebbe rappresentare nel breve la luce per un rimbalzo tecnico finita la sfuriata del panic selling.
Probabile che questa finestra coincida con la prossima settimana, anche se l’andamento potrebbe richiedere parecchio tempo prima di rifondare la fiducia degli investitori e quindi una fase di accumulo di parecchi mesi sarà quasi sicuramente inevitabile come fu nel periodo luglio 2002/marzo 2003.
Le speranze erano tutte per Obama, ma un cambiamento radicale come quello che sta avvenendo ha bisogno di tempo ed i mercati finanziari si sa che non hanno pazienza.

Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it

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