Abbiamo venduto la pelle dell’orso troppo presto?
La giornata di ieri ha riportato alla memoria il mese di febbraio, ma continuiamo a credere che i minimi del 9 marzo rimarranno tali per questo bear market.
Quello che non è ancora cambiata è la volatilità che proprio con il ribasso di ieri ha dato un segnale di vendita, ma aspettiamo a restituire la pelle dell’orso.
Abbiamo più volte parlato e mostrato il grafico del Vix che misura la volatilità. In due parole riassumiamo che un mercato rialzista sano si contraddistingue per una volatilità sotto a 20.
Siamo decisamente lontani da quei valori.
Intanto riproponiamo anche il segnale verificatosi nella giornata di ieri in cui l’indicatore ha tagliato la media mobile a 20 gironi dal basso verso l’alto.
Quando questo è successo nell’attuale bear market si è sempre avuto un peggioramento dei prezzi.
Mentre al contrario come evidenziato anche durante l’ultimo rimbalzo, quando l’indicatore come indicato dalla linea verde, passa la media mobile dall’altro verso il basso i prezzi sono cresciuti.
Ci aspettiamo come sempre accade nelle prime fasi del rimbalzo dai minimi, che le prime conferme arrivino dai falsi segnali di cosa ha sempre funzionato nel ribasso.
Quindi, se il mercato riprende a salire nonostante il segnale di vendita del Vix, possiamo iniziare ad essere più confidenti in questo rimbalzo ed iniziare ad interpretarlo come una inversione del trend.
Certo che la volatilità è ancora alta e tale rimarrà anche nelle prossime settimane mesi.

Il mese di marzo è ormai al termine e come dicevamo qualche settimana fa, la candela che si è formata è chiaramente rialzista come evidenziata dal cerchio in verde.
Questo è un segnale importante, anche se per teoria ci possiamo attendere un doppio minimo come accadde nel precedente bear market del 2000 come evidenziato dal doppio cerchio.
Non si esclude comunque una ripartenza a V, prendendo come segnale di doppio minimo quello avvenuto a novembre dello scorso anno che è meglio evidenziato nei grafici daily.

La seduta di ieri deve essere vista come una giornata in cui i compratori erano in ferie, non se ne è vista l’ombra. Questo ovviamente deve essere considerato normale dopo soli 14 giorni di rialzo per un + 35%.
Le prese di beneficio hanno riportato l’indice a chiudere definitivamente il gap rimasto aperto durante il rialzo ed evidenziato dal cerchio in rosso.
Questo è molto importante perché esiste una regola di Sakata (candele giapponesi) per cui quando in un trend ci sono tre gap aperti questo risulta prossimo alla fine. Il primo è di inversione, il secondo di conferma ed il terzo di esaurimento.
Sempre guardando il grafico che segue, abbiamo evidenziato i gap rimasti aperti e poi chiusi (solo due) durante il ribasso di febbraio e marzo.
Quello ancora aperto è evidenziato da un doppio cerchio in verde ed è oltre i 17 mila punti di indice.

Il nasdaq sta continuando la fase laterale seguita al crollo estivo dopo il fallimento di Lehman Brothers. Abbiamo tracciato un ipotetico canale con una tolleranza dagli attuali livelli del 6% come supporto. Una fase di accumulo molto interessante.
Fatto questo escursus tecnico e non avendo ulteriori segnali grafici da evidenziare, come le altre volte facciamo una panoramica fondamentale e per questo prendo spunto da un interessante articolo di Giuseppe Bertoncello, l’investitoreaccorto per chi volesse ricercarlo con un motore di ricerca.
L’attuale crisi è stata sicuramente la più grossa del dopoguerra, non una semplice recessione, ma una vera catastrofe finanziaria come nel 1929. A riguardo si è detto di tutto e di più, non ci dilunghiamo.
È interessante sapere che comunque ne usciremo solo dopo aver toccato il fondo, ci deve essere una vera e propria selezione darwiniana.
Noi crediamo che siamo a buon punto, se avete una buona memoria grafica e inserite mentalmente un grafico dei prezzi nei punti in cui il grafico che segue esce dal canale vi rendete conto che sono sempre state delle occasioni di acquisto notevoli.
Nel 1991 la crisi è stata anch’essa finanziaria, ma non dell’attuale portata. Il 2002 lo ricordiamo ancora tutti molto bene, ma forse la più grossa contrazione e di conseguenza, i prezzi azionari sono a sconto oggi come mai se è vero che il prezzo non è altro che il riflesso delle nostre aspettative degli utili.

Sempre in termini di valutazioni guardiamo il prossimo grafico.
I p/e sono pressappoco sulla media storica, quindi nessun eccesso. Se li confrontiamo con quelli del 1931 siamo ancora più alti, ma è anche vero (incredibile) che durante la bolla del 2000 eravamo andati oltre i picchi del 1929 a conferma che in borsa esperienze e delusioni non servono a niente, quindi in percentuale ma anche in termini assoluti i p/e si sono sgonfiati notevolmente ed ora sono ragionevoli.
Possiamo confrontarli con quelli avuti durante gli anni ’70 e notiamo che allora andarono addirittura a 5 prima che il mercato ripartì con il bull market finito con la bolla di internet ed ora qualcuno aspetta questa capitolazione in termini di rapporto prezzi utili e quindi un ulteriore crollo azionario.
È però doveroso notare come i p/e degli anni ’70 facevano braccetto con i rendimenti obbligazionari (dovuti all’inflazione) più alti di sempre.
In questi casi bisogna sommare il valore dei p/e a quello dei rendimenti obbligazionari ed allora ci rendiamo conto che non erano così bassi ed è per questo che i mercati azionari non riuscivano a decollare e lo fecero solamente quando si passò dal ciclo inflattivo a quello deflattivo nonostante i p/e in evidente crescita e quindi meno appetibili.
Se guardiamo ad oggi, notiamo come sia più conveniente detenere gli utili aziendali piuttosto che i rendimenti obbligazionari.

In conclusione:
la volatilità rimane alta ed ha dato un segnale di vendita, ma proprio questo se viene smentito e passa come falso segnale può offrire un forte segnale di inversione del trend, ma comunque sempre con grande volatilità per cui i meno 4% possono ancora essere all’ordine del giorno su voci o rumors di chiunque abbia una certa autorevolezza.
Tecnicamente, nonostante i ribassi di venerdì e lunedì niente è compromesso, rimaniamo in un canale di accumulo molto interessante e comunque sono sedute plausibili considerata la volatilità dei mercati.
Infine, le azioni sono più convenienti delle obbligazioni nel medio periodo e se gli indici azionari continuano a salire i prezzi obbligazionari dei titoli di stato a reddito fisso dovranno pure scendere!
Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it