Tutti si aspettano un ritracciamento del rialzo iniziato il 9 marzo. Abbiamo contato le sedute, poi le settimane, poi i giorni di rialzo rispetto quelli di ribasso, i precedenti storici ed ora abbiamo paura che quando il mercato girerà farà male ed andrà a ritestare i minimi.
Inoltre, si legge che l’incognita del maiale, può abbattere il toro a favore dell’orso che forse non è ancora in letargo.
- In questo contesto chi ha comprato non deve vendere, chi non ha venduto non deve vendere e chi vuole comprare deve essere pronto -.
Vediamo perché potrebbe essere così o perlomeno, perché il rischio, nonostante la volatilità ancora sopra la media storica può essere pagato.
Chi opera nell’asset management considera il rendimento come un premio per il rischio assunto dall’investitore. Capita però che in situazioni straordinarie il comportamento di quei strumenti finanziari apparentemente meno rischiosi stravolgono il rapporto rischio/rendimento, allo stesso modo, durante le fasi di crescita economica sostenuta, e di compiacenza da parte degli investitori, gli strumenti più rischiosi lo appaiono meno.
Non esiste un indicatore capace di prevedere il rischio dei singoli strumenti finanziari, ma di misurarlo si: il VIX
Possiamo constatare con i flussi in uscita dai fondi azionari che all’aumentare momentaneo del rischio misurato dal Vix, cambia proporzionalmente anche l’avversione al rischio dell’investitore. La volatilità influisce negativamente anche sulle attese di rendimento degli strumenti finanziari.

In questo momento la volatilità ci indica ancora una fase di “sgonfiamento” .
La media a 20 giorni del Vix è ancora positiva se continua a fornire interessanti segnali con la sua intersecazione con i prezzi.

È comunque ovvia la fase di ipercomprato che abbiamo in molti indici generali o settoriali. In questo senso prendiamo in esempio il Nasdaq 100 che offre interessanti spunti.
Il momentum nella parte inferiore del grafico ci segnala una fase di ipercomprato che in precedenza, negli ultimi dieci anni ci ha sempre segnalato fasi di rallentamento del trend rialzisti, con ritracciamenti diversi come evidenziato dalle barre verticali di colore rosso.
Il grafico mostra come siamo arrivati alla media mobile a 200 giorni che è lo sparti acque tra mercato rialzista e ribassista.
Nel 2002 dopo un forte ribasso impiegò tre tentativi prima di riuscire a oltrepassarla.
Potrebbe essere così anche questa volta.

Come abbiamo detto nelle prime righe, la paura è molta considerati gli ultimi 16 mesi. Dove possiamo trovare conforto?
Abbiamo parlato di volatilità in termini di Vix, ma il termine volatilità è più comunemente associato ai rendimenti storici piuttosto che ai prezzi delle opzioni di scadenze future.
Si potrebbe dire che il Vix guarda al futuro, mentre la volatilità in termini di deviazione standard guarda al passato.
L’utilizzo dei rendimenti storici porta quasi sistematicamente ad errori macroscopici. Il rendimento storico, infatti, difficilmente tende a ripetersi nel futuro. Prevedere i rendimenti attesi basandosi esclusivamente sui rendimenti storici equivale a guidare un’auto facendo esclusivo riferimento allo specchietto retrovisore. È altrettanto vero che prevedere i rendimenti attesi ignorando completamente i rendimenti storici equivale a guidare un’auto di notte con i fari spenti. Un compromesso è rappresentato dall’individuare il periodo storico in cui crediamo che ci troveremo. Ossia, individuare la distribuzione dei rendimenti che si ritiene si possano verificare nei diversi scenari futuri, associando ad ogni scenario una determinata probabilità di accadimento.
Il mercato stornerà perché quando scende prima o poi sale, è matematico, che quando sale prima o poi scende, ma non sappiamo mai di quanto.
Il mercato è volatile e quindi ci aspettiamo che stornerà molto, magari sui minimi di novembre o sui minimi successivi o forse siamo in un rimbalzo tecnico e faremo nuovi minimi.
Come possiamo avere una aspettativa di ribasso in termini di volatilità?

Ovvio che altri indicatori di rischio che hanno nella formula la deviazione standard, possono essere in alcuni casi fuorvianti come in questo esempio relativo allo Sharpe Ratio.

Fatte queste considerazioni matematiche, possiamo asserire che se ci sono delle false assunzioni di rischio nella teoria, è ancor più probabile nella pratica.
Infatti, nella accezione comune il concetto di rischio viene generalmente interpretato come un evento sfavorevole, ossia, se si considera una scommessa, come la possibilità di poter perdere.
Chi investe nei mercati finanziari, rivolgendosi al proprio consulente o a qualsiasi addetto ai servizi finanziari di una banca, si sarà più volte sentito dire di fare attenzione ad investire in un determinato titolo perché rischioso; spesso questa frase viene male interpretata dall’investitore, il quale percepisce la rischiosità come la possibilità che l’investimento non vada a buon fine, mentre nella realtà finanziaria il concetto di rischio non coincide quasi mai con la sola possibilità che si verifichi l’evento sfavorevole (perdita).
La perdita temporanea è parte integrante del guadagno futuro, per questo dobbiamo analizzare i guadagni futuri in termini di perdite temporanee. Per poter fare questo è necessario valutare la sola volatilità negativa, ossia, i rendimenti sotto la media.
• Le misure di rischio asimmetrico (individuate con l’espressione downside risk measures) presentano un contenuto informativo diverso rispetto a quello offerto dalla deviazione standard. Esse, infatti, non sono interessate a cogliere l’intera oscillazione del rendimento di un titolo o di un portafoglio, ma solo le manifestazioni inferiori alla media o ad un valore arbitrariamente fissato. In altre parole esse concentrano l’attenzione sul lato sinistro della distribuzione dei rendimenti, valutando la frequenza e l’intensità dei rendimenti inferiori alla media o ad un rendimento target. Tali misure, quindi, accettano di considerare la non normalità della distribuzione dei rendimenti e consentono perciò di prendere in considerazione esclusivamente i rendimenti indesiderati dall’investitore.
• Un primo esempio di misura di rischio asimmetrica è rappresentato dalla semi-deviazione standard (SDS), definita come:

Arrivando al conquibus, il Vix è in fase di “sgonfiamento” come abbiamo già detto e questo è un fattore positivo in prospettiva futura del down side risk, o almeno è scongiurata per ora la violenza vissuta tra ottobre, novembre e marzo.
Se guardiamo il grafico dello S&P500 di questi ultimi cinquanta giorni notiamo come l’indice non riesce a stornare come nel ribasso di febbraio non riusciva a rimbalzare.
Siamo però ad una prova importante con la resistenza dei massimi di febbraio.

Anche il bund rimane prossimo alla soglia di quota 122 che se rotto darebbe ampio spazio ad un ribasso dell’indice.

In conclusione:
fino a che il vix non ha una impennata sopra la sua media mobile a 20 giorni il mercato può continuare a salire.
Se su dati giornalieri siamo un po’ tirati, su valori settimanali siamo ancora all’inizio di un possibile cambiamento del trend da ribassista a rialzista.
Il sentiment è in linea con questa previsione, per cui un consolidamento dei recenti rialzi sarebbe auspicabile, ma come abbiamo visto con la spiegazione della volatilità non ci si dovrebbero aspettare disastri come in autunno/inverno.
È vero che entriamo nel periodo stagionalmente meno favorevole con la fatidica frase – sell in may and go away - , ma non dimentichiamoci i precedenti mesi per cui se negli ultimi due semestri favorevoli da novembre ad aprile, abbiamo avuto poca gioia, potremmo riceverne da questo anche se statisticamente poco favorevole.
Probabile un consolidamento sulla media mobile a 200 giorni per quei indici che l’hanno raggiunta come gli emergenti ed il nasdaq 100. Per tutti comunque, siamo nell’area in cui i prezzi avevano distribuito prima del ribasso di febbraio e marzo durante l’autunno del 2008.
Potrebbe essere che questa volta il prossimo movimento confermi questa fase di accumulazione con un proseguo del rialzo.
mclementi@sentimentcharts.it