Analisi del sentiment
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Analisi Intermarket - 13 maggio 09

Se le borse salgono non va bene perché salgono troppo, poi basta che scendano per un giorno che tutti abbiamo paura che ritorneranno a scendere come nei mesi passati, se poi riprendono a salire non va bene perché non è sostenibile e se stornano ritorna l’incubo della recessione e del rimbalzo tecnico.
Sicuramente se tra qualche mese ci guarderemo indietro, sarà tutto chiaro: compra qui, vendi là, poi alleggerisco e rientro, la media mi ha dato il segnale di entrata, poi l’indicatore mi ha fatto uscire e sono rientrato sul ritracciamento, ma queste sono le cose che si dicono, ma non si sono fatte.

Se poi leggiamo le notizie il quadro è ancora più complesso: la ripresa c’è, ma ancora non sappiamo se si tornerà a crescere tra sei mesi, un anno o due. I prezzi sono depressi e quindi si sale, ma poi si scende. Qui mi chiedo: quanto si sale e quanto si scenderà. Nel senso, che una frase detta così suona un po’ come: salita è salita, se non so quanto salirà ancora, è probabile che comprando ora compro sui massimi e mi becco solo la discesa, quindi aspetto. Se poi la borsa sale ancora si innesca il ragionamento dal quale abbiamo iniziato per cui le azioni stanno salendo troppo.

In questo contesto è difficile prendere delle decisioni, per questo bisogna attenersi rigorosamente ai segnali tecnici e nel caso uscire se questi si rivelassero erronei. Quello che sta avvenendo è il classico buy on rumors and sell on news, per cui lo stress test è andato meglio del previsto come indiscrezioni ed ora in molti credono che la festa sia finita.

Non esistono solo le banche, anche se abbiamo capito tutti quanto siano importanti per l’economia. Comandano loro, questo è ovvio, ma per colpa loro sono scesi tutti i titoli del listino ed ora c’è lo spazio per una sana rotazione settoriale in cui le small e mid cap dovranno essere il motore trainante dei prezzi al rialzo.

Gli indici occidentali sono quasi tutti impostati in maniera molto simile, a differenza degli emergenti e del Nasdaq che non hanno fatto nuovi minimi a marzo.
Abbiamo raggiunto importanti livelli nei grafici giornalieri. I massimi dei primi giorni dell’anno, la media mobile a 200 giorni come anticipato lo scorso mercoledì ed il ritracciamento 38% del ribasso iniziato lo scorso maggio, esattamente dodici mesi fa.

 


Se guardiamo il grafico maggiormente nel dettaglio vediamo come la media mobile a 200 giorni si stia comportando come una resistenza molto ardua da superare.
La situazione di ipercomprato nel momentum (parte inferiore del grafico) dimostra come la situazione di breve termine è un po’ tirata.
Nel 2003, dai minimi del 13 di marzo, l’indicatore in questione rimase in ipercomprato fino a dicembre dello stesso anno e l’indice, in questo caso il Dax, continuò a crescere di un altro 50% dopo uno storno di circa il 10%. Considerato che questa volta avevamo un ipervenduto più ampio e che i minimi sono stati fatti il 9 di marzo, potremmo anche sperare in un comportamento simile.

 

Se guardiamo l’indice americano delle 500 aziende più capitalizzate notiamo come sia verosimile quanto detto fino ad ora relativamente ai livelli raggiunti rispetto ai massimi di inizio anno da principali indici occidentali. (stesso discorso vale per l’Italia). Però questo che segue è un grafico settimanale e non è in una situazione di ipercomprato, tutt’altro.

 

L’obbligazionario ha rotto quota 121,50 ed è “precipitato” fino 120.
In molti si aspettano un proseguo della discesa come è avvenuto con l’obbligazionario Usa, ma considerato il momentum, questa possibilità sembra remota.
Probabile quindi una ripresa dei prezzi ed una crescita a braccetto con l’azionario.

 

A dimostrazione che l’obbligazionario area euro può beneficiare ancora di un sostanziale rialzo nel range compreso tra 121,50 e 125 è dimostrabile con l’andamento euro/dollaro che evidenzia come nonostante il differenziale tassi di interesse è ancora ampio e quindi pro euro, sembra che gli investitori comunque preferiscono il nostro obbligazionario anche perché le nostre aste sono meno snobbate di quelle statunitensi.
Probabile una nuova fiammata verso area 140 euro/dollaro.
Se guardiamo le correlazioni notiamo come la forza del dollaro sia positiva per l’azionario.
Infatti, i punti di forza del dollaro sono coincisi con i minimi dei mercati azionari (novembre e marzo) mentre l’indebolimento del biglietto verde è stato sinonimo di rialzo dei corsi azionari

 

Molto interessante il grafico dell’oro che ha rimbalzato bene dal supporto che avevamo evidenziato già tempo addietro ed ora si appresta a continuare a crescere con minimi e massimi crescenti.
Potrebbe continuare fino ad area 1500 se rompe la resistenza a 1000 dollari per oncia.

 

Finiamo la carrellata dei grafici con il Vix. Sappiamo ormai che fino a che la linea rossa (indice Vix) si trova al di sotto della linea blue è per noi un segnale positivo per il mercato azionario. Ora però il ridimensionamento dell’indicatore è arrivato ad un  livello molto importante come evidenziato dalla linea obliqua grigia.
Negli ultimi mesi durante il ribasso, ogni volta che l’indice aveva raggiunto il livello tra 30 e 35 il mercato aveva rimbalzato fino a quando questa estate c’è stata una vera esplosione come mai accaduto facendo arrivare l’indicatore a 80.
Cosa aspettarsi? Se rompiamo questo livello verso il basso crediamo che avremo definitivamente un mercato rialzista con la particolarità di una volatilità ovviamente più contenuta, ma è probabile un tentativo di reazione con un incremento della volatilità nel breve termine, ma sono solo supposizioni, magari fino a ritestare la media mobile in blue..

 

In conclusione:
sono nove settimane che si parla di storno e le borse hanno continuato a salire. Lo storno è arrivato proprio quando i prezzi sono andati a toccare le rispettive medie mobili a 200 giorni nei principali indici occidentali, per alcuni come Nasdaq e mercati emergenti questi livelli sono già stati superati ed ora avranno un pull back.
È un’occasione di acquisto? Noi crediamo che nonostante l’ipercomprato, ci sia un passaggio dal bear market ad un rialzo più consistente che un semplice rimbalzo tecnico e che a fine mese, se non ci sono catastrofi nelle prossime due settimane, scatteranno molti altri segnali tecnici di medio e lungo periodo.
In questo contesto, l’ipercomprato è un segnale rialzista e di forza.
La volatilità ha toccato un livello importante dal quale è plausibile una reazione ed una sua fiammata.
Il dollaro è debole e negli ultimi mesi la sua debolezza ha rafforzato le borse perché l’economia americana ne beneficia con le esportazione e mettendo una sorta di barriera doganale alle merci estere, specie europee che è la grande concorrente per i suoi consumi.
L’oro da segnali di ripresa, anche perché le banche centrali di tutto il mondo non possono comprare valuta e basta, specie a questi tassi di interesse così bassi, così ne approfittano per fare scorte di materie prime ed oro, vedi la Cina che sta comprando il rame a mani basse.
L’obbligazionario ha rotto i supporti, ma è arrivato tirato a questo appuntamento e sembra difficile che scenda ancora, probabile un recupero, magari come nel 2003 quando continuò a salire insieme all’azionario.
Rimaniamo fiduciosi per ora sulla qualità del recupero, anche se le prese di beneficio innescano immancabilmente quel meccanismo con cui abbiamo iniziato.

Michele Clementi – mclementi@sentimentcharts.it

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