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Analisi Intermarket - 4 giugno 2009

Facendo una carrellata di tutti gli indici azionari, ma anche di oro, petrolio ed altre materie prime notiamo che è stata soddisfatta la voglia di tornare sopra la media mobile a 200 giorni.
Con la seduta di lunedì, come evidenziato nei commenti flash di Paolo, anche lo S&P500 ha realizzato questo movimento.
Manca all’appello l’Italia, ma non preoccupiamoci di questo.
Cosa aspettarsi ora?
Se analizziamo gli indici dal solo aspetto tecnico questo è un segnale che inorgoglisce i rialzisti, ma i ribassisti hanno dalla loro un certo affanno degli indici dopo tre mesi consecutivi di ottimi rialzi, inoltre il mese di giugno non è mai generoso, se continuiamo a dire “sell in may and go away”.
In questo senso è da notare come il massimo estivo si ha generalmente in luglio e non in primavera a maggio, ma queste sono considerazioni statistiche.
Guardando i volumi si nota come ci sia stato un vistoso calo, ma rimaniamo ancora su valori interessanti soprattutto se consideriamo che sono in pochi a comprare, ma anche pochi a vendere.

Iniziamo dal Vix, l’indice della paura, e notiamo che siamo a ridosso del valore di 30, per considerare possibile il proseguimento del rialzo dobbiamo andarci sotto, ma per ora non ci riesce.
Abbiamo evidenziato come nel 2008 ogni volta che l’indice toccava quota 30, ma arrivandoci dal sotto si aveva un rimbalzo, poi il cambio di volatilità derivato dal fallimento di Lehmann Brothers ha invertito tutti i fattori.
Ora però dovremmo attenderci un ritorno alla normalità con il vix verso area 20 e quindi un mercato rialzista.

La paura dovrebbe prendere il sopravvento nel caso in cui un rialzo della volatilità riportasse l’indice al di sopra della sua linea blue coincidente con la media  mobile a 20 periodi.
I cerchi in rosso e verde evidenziano gli ultimi movimenti che poi sono possibili visualizzarli anche nel grafico precedente, ma in maniera più piccola.

 

Il Morgan Stanley è l’indice mondiale di riferimento ed è evidente come la giornata di lunedì sia stata particolarmente felice con il ritorno delle quotazioni al di sopra della media mobile a 200 giorni, cosa che è successa solamente una volta dal gennaio del 2008, a maggio dello scorso anno, ma fu un fuoco di paglia di poche sedute.
Da notare le divergenze negative del macd oggi come un anno fa, ma siamo un 50% sotto da quei livelli.
 

In questo contesto è ovvio che la parte del leone è degli indici americani con il rialzo di lunedì, perché come abbiamo già visto, l’America pesa per quasi il 50% dell’indice Morgan Stanley.
 
 

Se così non fosse l’indice sarebbe da tempo oltre tale soglia considerati i paesi emergenti ed il loro movimento di cui portiamo come esempio la  Cina.
Sono però evidenti le divergenze negative dell’indice come evidenziate nel grafico.


 

Anche il nostro futures area euro è riuscito a superare la media mobile a 200 giorni grazie al recupero del Dax, ma i volumi sono stati molto bassi come evidenziato con i cerchi in rosso.
In passato un calo dei volumi così vistoso ha evidenziato un massimo del mercato azionario.

 

L’oro è da tempo un indice su cui diciamo di puntare, ma anche in questo caso facciamo notare che nonostante la formazione di un testa e spalle rialzista, sarà arduo attaccare quota 1000 in questa fase o se si preferisce, sarà dura superare quota 1000 seppure nel medio periodo riteniamo possibile un rialzo fino a quota 1500.
Queste non sono considerazioni tecniche, perché da questo punto di vista abbiamo ancora parecchi spunti per rimanere rialzisti, ma per quanto riportato da Paolo nel secondo commento flash di questa settimana, in cui è evidente l’eccessivo ottimismo riguardo all’oro.
Si comunque confermando con delle divergenze negative l’idea che il metallo giallo è un po’ a corto di fiato.

 

In questo conteso di incertezza il dollaro è arrivato a quota 143 dove passa una importante resistenza vecchia di quasi venti anni e quindi molto importante.
Abbiamo visto la correlazione tra dollaro e mercati azionari, nel caso il dollaro si rafforzasse è quasi certo un possibile storno dei mercati azionari

 


In conclusione, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino.
Sono settimane che viene pronosticato uno storno, ma non è mai arrivato perché il mercato aveva bisogno di testare un ritorno alla media a 200 giorni dopo che i prezzi a marzo si erano allontanati da questa ai record storici.
Pensiamo ad un elastico, quanto più lo tiriamo quanto ritornerà forte al punto di partenza.
Quasi tutti gli indici mondiali hanno recuperato questo valore, in particolare il Morgan Stanley che è l’indice che prende in esame tutti i principali indici mondiali in maniera ponderata.

La volatilità si è ridimensionata, ma ora siamo ad un punto critico coincidente con 30, se scendiamo sotto possiamo ancora salire, se c’è un rialzo dell’indice significa che c’è un ritorno di paura ed i prezzi scenderanno.

Il dollaro ha toccato una resistenza storica importante e la sua correlazione negativa con i mercati azionari ci fa credere ad un suo recupero con contestuale storno dei mercati azionari.

In definitiva i volumi sono bassi ed anche questo è un segnale di debolezza, se i mercati dovessero stornare bisogna continuare a comprare azioni a mani basse perché se rimaniamo in futuro sopra la media mobile a 200 giorni significa che abbiamo comprato bene per il medio periodo anche se non abbiamo proprio preso il bottom. C’è tanta liquidità fuori dal mercato che fino ad ora ha attutito qualsiasi tentativo di storno, probabile che continuerà così.


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